IMMUNO-CHEMIOTERAPIA
LOCALE E CHEMIOTERAPIA SISTEMICA NEL MESOTELIOMA PLEURICO MALIGNO IN STADIO
PRECOCE (I-II)
Introduzione:
ad oggi chirurgia, radioterapia e chemioterapia si sono dimostrate inadeguate
non solo nella cura ma spesso anche nel controllo del mesotelioma pleurico
maligno (MPM). Questo studio di fase II (4/90 - 2/97) ha valutato la capacità
di una immuno-chemioterapia locale (LICT), seguita da una chemioterapia
sistemica (CT) nel prolungare l’intervallo libero da progressione (TTP)
e la sopravvivenza (S) nei MPM in stadio I e II (in accordo con i criteri
di Butchard).
Materiale e Metodi:
dei 61 pazienti (pts) reclutati, 33 sono stati ritenuti eleggibili per
lo studio. Tutti i pazienti hanno avuto diagnosi di MPM comprovata istologicamente
mediante prelievi eseguiti con metodica toracoscopica. Durante tale procedura,
inoltre, è stato effettuato il posizionamento di un drenaggio di
minima del tipo 10F Percuflex pig-tail catheter (Medi-tech@). Attraverso
questo, è stata somministrata una terapia endocavitaria con epidoxorubicina
30mg/mq giorni 1,3,5 e con un modificatore della risposta biologica (BRM)(19
pts sono stati trattati con 14mg di liofilizzato di Corynebacterium parvum
e 7 pts con 18x106UI di interleukina-2[r-IL2]) giorni 7,9,11. Tale trattamento
è stato ripetuto ogni 3 settimane fino a raggiungere la pleurodesi
o per un massimo di tre cicli. Dopo la rimozione del catetere, tutti i
pazienti hanno ricevuto ifosfamide(I) 3gr/mq giorni 1,2, mesna (80-100%
della dose di I), vincristina(V) 1.2mg/mq giorno 1 e actinomycina D(A)
1.2mg/mq giorno 1. Il trattamento è stato ripetuto ogni 3 settimane
per un massimo di 6 cicli. I pazienti, che hanno ricevuto r-IL2 endocavitaria
ed hanno raggiunto una risposta obiettiva (OR), hanno proseguito successivamente
il trattamento con r-IL2 a basso dosaggio sottocute (3x106UI sc, 3 giorni
la settimana) per 6 mesi o fino a progressione.
Risultati:
la LICT ha raggiunto una OR (in accordo con i criteri di Paladine) in 30/33
pts con con 21 risposte complete (CRs). E’ stata somministrata una media
di 1.5 cicli di LICT con una mediana di trattamento di 29 giorni (periodo
di permanenza in situ del drenaggio). Sono stati somministrati 160 cicli
di CT (media 4.6, range 3-6). Non è stato registrato alcun decesso
correlato con la terapia e la tossicità ematologica e non è
stata moderata. La CT ha portato a 17 OR (5CR), 13 pts hanno presentato
malattia stabile (SD) ed in 3 casi si è dovuta registrare una progressione
delle lesioni (PD). Il TTP è stato di 12 mesi, 18 mesi per gli ORs.
La sopravvivenza mediana è stata di 26 mesi con una sopravvivenza
attuariale a 1, 2, 3 anni rispettivamente del 93.0%, 58.7% e 13.6%. Ad
oggi sono viventi 11 pts, di cui 5 in assenza di progressione.
Conclusioni:
pur nei limiti legati al piccolo numero di pazienti trattati, la combinazione
di LICT e CT sembra efficace nel controllo del MPM in stadio precoce con
tossicità del tutto accettabili. E’ auspicabile l’estensione di
tale esperienza ad altri centri al fine di confermare i dati estremamente
confortanti per quanto riguarda il TTP e la S su casistiche più
ampie. E’ da valutare, inoltre, di quale apporto potrebbe esser in tali
stadi iniziali, l’associazione di una modalità chirurgica (pleurectomia)
alla LICT-CT.
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