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L' AUTOTRASFUSIONE : COS'E' e COME FUNZIONA

D. Cos'è l'autotrasfusione ?
R. L' autotrasfusione è una procedura medica per mezzo della quale il sangue prelevato da un paziente è conservato per trasfondere il soggetto stesso, in caso di necessità.

D. E' una procedura di recente impiego ?
R. L'autotrasfusione fu impiegata per la prima volta nel 1818, ma solo dal 1970 in poi è andata progressivamente diffondendosi, con picchi di incremento, soprattutto nei momenti in cui i tests di laboratorio non erano sufficienti ad evitare il rischio di infezioni virali post-trasfusionali.

In Italia è regolamentata dalla Legge 107/90 che ne promuove anche la diffusione.

Da notare che, con l'introduzione di questa tecnica, è cambiato il concetto di prelevare sangue a soggetti sani per trasfondere malati, con quello di utilizzare soggetti malati che donano per se stessi.

D. Esistono altri mezzi per ridurre l'uso di sangue omologo ?
R.

  1. Espansione del volume ematico (Cristalloidi,Colloidi)
  2. Eritropoietina Ricombinante (rhEPO)
  3. Riduzione del sanguinamento (DDAVP, Aprotinina)
  4. Tecniche mediche scrupolose
  5. Trasportatori artificiali di ossigeno (Soluzioni di Hb, Perfluorocarbonati)
  6. Autotrasfusione (Predeposito Autologo, Emodiluizione, Recupero Perioperatorio)
1.Espansione del volume ematico

L'esperienza maturata, soprattutto in pazienti che rifiutano la trasfusione per motivi religiosi, ha dimostrato che una perdita di sangue fino a 1000 ml e/o comunque fino a valori di Hb intorno agli 8g/dl, può essere tollerata sostenendo il volume ematico e la gettata cardiaca per mezzo di soluzioni colloidali purchè in presenza di un buon sistema cardiopolmonare e dopo attenta valutazione clinica delle condizioni generali del paziente stesso.

2.rhEPO

Per ora è una terapia ancora molto costosa, ma utilizzabile in soggetti particolari come i pazienti con artrite reumatoide, insufficienza renale o gruppi ematici rari.

3.Farmaci che riducono il consumo di sangue

La desmopressina e l' aprotinina sono state impiegate nei by-pass cardiaci e nei trapianti di fegato ed il loro uso è legato alla prevenzione del sanguinamento da alterazioni dell' emostasi o dell'attività funzionale piastrinica.

4.Tecniche mediche scrupolose

La minor esposizione al sangue omologo, per esempio, è raggiunta chirurgicamente con un corretto approccio al paziente, oppure, da un punto di vista medico, con l' uso di plasma da aferesi che, per il maggior volume raccolto, espone il ricevente ad un numero minore di donatori o anche adoperando sacche multiple in cui il sangue omologo possa essere frazionato per trasfusioni ricorrenti ad un neonato.

In generale bisognerebbe sempre fare riferimento al buon uso del sangue che come terapia deve essere sostitutiva, sintomatica e selettiva.

5.Trasportatori artificiali di ossigeno

La prospettiva di poter usare sangue "artificiale" appare lontana nel tempo, per lo meno per un uso clinico diffuso.

6.Autotrasfusione

Di tutte le metodiche disponibili per ridurre il consumo di sangue omologo la più diffusa è quella dell' autotrasfusione anche se solo il predeposito può essere eseguito in qualunque struttura sanitaria, essendo l' Emodiluizione ed il Recupero Perioperatorio indicati solo a fronte di notevoli perdite ematiche e praticabili con il supporto, non solo di macchine specifiche, ma anche di una équipe sanitaria particolarmente addestrata.

D. In cosa consiste il predeposito autologo ?
R. Viene prelevato, in due-quattro sedute, intervallate di norma da almeno tre giorni, la quantità di sangue necessaria a coprire il totale delle perdite previste durante l'intervento chirurgico usando gli stessi metodi e lo stesso materiale impiegato per i donatori, per cui il sangue può essere frazionato anche in emazie concentrate + plasma + piastrine.

D. Quanto sangue viene raccolto ogni volta?
R. In un adulto di normale massa corporea, la quantità raccolta è di circa 450 grammi come per una normale donazione di sangue: in ogni caso il volume di sangue da prelevare ad ogni procedura non deve superare il 12% della massa sanguigna.

Per favorire una più rapida sanguificazione del paziente è utile la somministrazione per os di 200 mg di ferro al giorno, purché non vi siano controindicazioni specifiche.

D. Quanto tempo occorre per un predeposito?
R. Per solito sono sufficienti dai 15 ai 21 giorni perché la quasi totalità dei soggetti, indipendentemente dall'età, possa donare tre unità di emazie.

E' vincolante che l'intervento sia eseguito prima che il sangue conservato giunga alla scadenza prevista dalle vigenti normative.

D. Quali sono le indicazioni al predeposito?
R. Le indicazioni sono di regola la chirurgia elettiva ma, sporadicamente, anche cause mediche come sanguinamenti del tratto gastro-intestinale, vari tipi di anemie emolitiche durante gli intervalli di benessere, alcune gravidanze, gruppi sanguigni rari, pazienti o con antigeni pubblici o con più alloanticorpi in circolo.

D. Quali sono le non indicazioni al predeposito?
R. Le non indicazioni sono gli interventi in cui non è previsto uso di sangue.

D. Quali sono le controindicazioni al predeposito?
R. Le controindicazioni principali sono l'angina instabile, le aritmie gravi, l'ipertensione grave, le malattie gravi delle valvole cardiache, alcune malattie del sistema nervoso centrale come un ictus recente, le infezioni,specie delle vie urinarie e l' anemia.

Anche le anomalie della membrana del globulo rosso (sferocitosi, ellissocitosi), deficit enzimatici del del globulo rosso e le anomalie emoglobiniche (tipo HbS), non permettendo un'idonea conservazione del sangue sono una controindicazione.

D. L'età avanzata è una controindicazioni al predeposito?
R. L' età (neonati o vecchi) e la gravidanza non costituiscono controindicazioni assolute, ma vanno attentamente valutate.

D. Il predeposito è costoso per il SSN?
R. E' importante studiare i costi effettivi dell'autotrasfusione poiché l'aumento, nei paesi sviluppati, è del 10-22% annuo contro un incremento dello 0.8-3 % delle donazioni omologhe.

I costi sono di difficile valutazione perché, a differenza di altri paesi abbiamo un regolamento unico che non permette confronti tra differenze parziali all'interno di un sistema nazionale, come negli USA dove il sangue è raccolto per l' 88 % da strutture pubbliche, per il 10% da Ospedali ed Enti Privati ed inoltre un 2% del totale è costituito da sangue importato.

In generale valgono alcune considerazioni:

  • I costi, sia a carico del pubblico sia del privato, se non portano a vantaggi limitano la disponibilità finanziaria della struttura stessa e sono a scapito di altre prestazioni.
  • Il sangue delle autotrasfusioni è usato in maniera peggiore, rispetto al sangue omologo, perché o non utilizzato (il 40% negli USA) o trasfuso in ogni caso, quindi in eccesso, al soggetto che lo ha donato: a proposito di questo cattivo uso è utile l'esperienza statunitense in cui si è visto che negli stati dove è ammessa l'autotrasfusione il consumo di sangue è maggiore del 20-30% a parità di intervento.
  • La frammentazione del sangue disponibile, le diverse procedure di selezione, prelievo, conservazione ecc., portano a spese più elevate che per il sangue omologo.
  • Maggiori costi e rischi sono rappresentati da ogni cambiamento dei normali cicli lavorativi e lo stesso avviene per ogni giacenza, specie se vincolata (predeposito) o se il prodotto viene frazionato.
  • Nel caso di predeposito le spese sono maggiori per quanto sopra ricordato e lo divengono maggiormente se viene eseguita terapia di supporto con ferro, se si esegue reinfusione di liquidi e soprattutto se direttamente o indirettamente aumentano le visite specialistiche o gli esami diagnostici atti a valutare l'idoneità del soggetto (ECG da sforzo, Ecocardiogramma, Holter, Rx torace, urinocultura ecc.).Ugualmente l'uso di sacche speciali, braccialetti di identificazione unità-donatore ecc. è oneroso per qualunque struttura.
  • L' importanza dei costi varia anche in base alla diffusione di questa tecnica, per esempio negli Stati Uniti il 4,6% del sangue raccolto deriva da autotrasfusione e il 2,5 % da donazioni dedicate mentre in Inghilterra solo l' 1% del sangue raccolto proviene da autotrasfusioni e, tranne che in casi particolari, non sono ammesse donazioni di sangue dedicate.
  • Tra i costi accessori delle autotrasfusioni, non vanno dimenticati quelli legati ai potenziali rischi cui sono sottoposti tutti gli operatori che possono prelevare, maneggiare o infondere sangue di soggetti con infezioni virali trasmissibili, almeno per quanto riguarda i paesi, come l'Italia, in cui è consentito il predeposito a soggetti infettanti.

D. In conclusione il predeposito è vantaggioso?
R. I potenziali vantaggi dell'autotrasfusione vanno valutati in rapporto agli eventuali rischi connessi alla pratica stessa e alla possibilità di poter raccogliere tutte le unità necessarie all'intervento, nei tempi previsti.

La probabilità di contrarre infezione da sangue omologo, che una volta era importante, ora sta diventando sempre più trascurabile anche se la trasfusione è una pratica che non potrà mai essere a rischio zero finché sarà usato un prodotto di origine biologica.

Da un punto di vista pratico, il vero rischio trasfusionale è quello da incompatibilità ABO e la maggior causa di complicanze deriva dall'assegnazione di unità incompatibili, evento la cui frequenza non si sa se sia maggiore o minore in caso di autotrasfusione.

In ogni caso lo sforzo di diminuire l'esposizione del paziente ad un trascurabile rischio di infezioni virali andrà mitigato valutandone l'età e la condizione clinica perché ad un aumento certo dei costi non corrispondano solo dei benefici apparenti.


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PERCORSO ASSISTENZIALE GUIDATO

Il protocollo descritto è stato concordato tra il Centro Trasfusionale di Pisa ed i vari reparti chirurgici in maniera specifica per ogni tipo di patologia necessitante di autotrasfusione.

  1. Il paziente viene visitato da un Anestesista, del reparto chirurgico inviante, che prescrive una serie di esami ematochimici e strumentali per controllare lo stato di salute del paziente in preparazione dell'intervento a cui verrà sottoposto e che spiega la procedura del predeposito.
  2. Ogni intervento chirurgico ha un consumo prevedibile di sangue :in base a questa previsione e con le eventuali correzioni ottimizzate per il paziente stesso, l'Anestesista formula una richiesta al Centro Trasfusionale in cui vengono indicate la data dell'intervento e la quantità di sangue necessaria per il predeposito.
  3. Il paziente accede al Centro Trasfusionale la mattina di tutti giorni, tranne i festivi, dalle ore 8 alle ore 13, qui viene nuovamente visitato, riceve ulteriori informazioni sulla procedura dell'autotrasfusione e, dopo la firma di un apposito consenso informato ha l'appuntamento per il primo predeposito.
  4. Il paziente, in accordo con le normative vigenti, esattamente come per i donatori di sangue, compila una modulistica apposita per poter essere registrato nel sistema gestionale computerizzato del Centro Trasfusionale, viene poi sottoposto a digitopuntura per controllare i valori dell'emoglobina.
  5. Dopo queste procedure, in una stanza riservata viene eseguito il predeposito e, dopo circa 30-40 minuti il paziente può tornare a casa.
  6. Normalmente sono sufficienti da 2 a 3 sedute di prelievo per raccogliere la quantità necessaria per un intervento chirurgico.
  7. I predepositi, salvo necessità particolari, vengono eseguiti a intervalli di 3 - 7 giorni l'uno dall'altro.

 

Tempi previsti per il Centro Trasfusionale :

  • Compilazione modulistica e digitopuntura :20 - 30 minuti
  • Prima visita medica : 20 minuti
  • Successive visite mediche :15 minuti
  • Predeposito : 30 - 40 minuti  (10 minuti per il predeposito + 20-30 minuti di sorveglianza alla fine del predeposito)


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