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L’ANALGESIA
NON È TUTTO QUELLO CHE VOGLIAMO

Due sono
le sfide:
“the repair of
an aortic aneurysm to be performed as day surgery”(H Kehlet)
and ”are the anesthesiologists
ready?”
(F. Carli).
Alessandra Renghi
e’ anestesista presso l’Ospedale di Biella.
Dal 1998 si occupa di
tecniche di recupero accelerato, dapprima in chirurgia generale maggiore e,
succesivamente, in chirurgia vascolare.
Dal 2000 si occupa di
valutare l'appicabilià di tecniche di fast track e
l'impatto di un modello organizzativo fondato sulla Medicina Perioperatoria
in chirurgia vascolare.
Che
cos’è la medicina perioperatoria
“while
no single technique or drug regimen has been shown to eliminate
postoperative morbidity and mortality, multimodal intervention may lead to a
major reduction in the undesiderable sequelae of surgical injury with
improved recovery and reduction in postoperative morbidity and overall costs”.
Così Henrik Kehlet ha sintetizzato il suo interesse non solo per la
chirurgia mininvasiva, ma per la revisione in toto della gestione del
paziente in perioperatorio.
Nel 1999 Franco Carli ha osservato che, nonostante i progressi delle
tecniche anestesiologiche e chirurgiche, la chirurgia maggiore ha sempre
delle conseguenze indesiderabili e che solo lo studio della fisiopatologia
perioperatoria ci permette di controllarle.
La risposta allo stress coinvolge tutti gli organi, tramite l’attivazione
dei sistemi ormonale, neuroendocrino ed infiammatorio. Tale risposta è
causata non solo dal trauma chirurgico “per se”, ma da tutti i
componenti del perioperatorio (digiuno, ansia, ipotermia, immunosoppressione,
ipossiemia, allettamento, alterazioni del ritmo sonno-veglia…).
continua
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IL
CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA SAAM
IL
Coordinatore Saam Gaetano De Donato scrive:
Cari
Amici o
per meglio dire Carissimi Amici, visto che coloro che leggeranno queste due
righe mi saranno ancor più cari, perché presumibilmente
pochi
(e questo non per scimmiottare Collodi
che nell’Introduzione
al suo Pinocchio si rivolgeva “ai suoi venticinque lettori”).
Anche se noi come numero
siamo
oggi più o meno
lì, segretamente (ma non tanto) speriamo di ottenere
in futuro un numero di lettori non dico quanto Pinocchio, ma
proporzionalmente
adeguato alle esigenze della moderna Angiochirurgia Mininvasiva.
“La Chirurgia per dare più Anni alla Vita, e più Vita agli Anni”,
perché al giorno d’oggi non basta più far sopravvivere il paziente per
un numero sempre maggiore di anni, ma soprattutto dobbiamo offrirgli una
qualità di Vita il più ottimale possibile. Perciò
Chirurgia Mininvasiva, quasi senza dolore (per quanto possibile), e
con brevissima ospedalizzazione. Quindi non possiamo non essere d’accordo
con Patey – grande Chirurgo –
che diceva, testualmente: “La quantità di vita non rappresenta l’unico
parametro attraverso il quale devono essere giudicati i risultati; la qualità
di vita è infatti ugualmente importante”
Non è più il tempo
dell’assioma “Grande incisione,
Grande Chirurgo!”, come negli anni ’50 -‘60. Quest’ormai
ex-assioma
trovava la sua ragion d’essere sul fatto che con la grande
incisione il Chirurgo che ne avesse avute le capacità poteva aggredire
tutti gli organi ed apparati ammalati. Ma oggigiorno ciò è possibile anche
con la Chirurgia Mininvasiva, e con maggior gradimento da parte dei pazienti
tutti. Soprattutto se ci ricordiamo che, in quegli anni, talvolta al termine
dell’atto operatorio la conclusione era la seguente: “L’intervento è
riuscito, ma l’ammalato
è morto “. E questo perché alla pericolosità della patologia
- talvolta potenzialmente mortale – si veniva ad aggiungere la
pericolosità dell’atto chirurgico con la sua maggiore aggressività.
Orbene
oggi così non deve essere. L’atto angiochirurgico deve essere il
più “dolce” possibile, e quindi il meno “pericoloso” per il
paziente.
Mininvasività
non significa solo incisioni minuscole, fori e forellini per la
videolaparo-angiochirurgia – che assolutamente deve svilupparsi,
fortificarsi
ed uscire da quella ristretta cerchia di superaddetti ai lavori –
ma anche un diverso e più moderno approccio a tutta la problematica, che può
andare dall’impiego di anestesie sempre meno “generale con IOT”, fino
ai più spinti sistemi per la levata precoce,
con la collaborazione del paziente.
E
per tornare alla videolaparo-angiochirurgia (VLAC) il campo è talmente
vasto che ognuno può applicarsi secondo le sue particolari attitudini:
totale o assistita, hand-assisted o Midas-3A. Il cammino è lungo, e certo
non facile. Ma le difficoltà sono fatte per essere superate. Già John Ruskin
sul finire dell’Ottocento soleva dire: “Quality is never an
accident: it is always the result of intelligent effort”.
Carissimi Amici,
Natale si avvicina ed io desidero porgervi, anche a nome di tutto il
Consiglio Direttivo della SAAM, i nostri migliori Auguri di Buone e Serene
Festività con le vostre Famiglie, di tutto cuore.
Natale ci fa ritornare tutti un po’ bambini con il pensiero anche alle
favole, come quella di Pinocchio, che Collodi o per meglio dire Carlo
Lorenzini (Collodi era il nome d’arte da lui scelto dal
borgo, frazione di Pescia, dov’era nata la madre)
alla fine fa divenire un umano bambino . Pinocchio
di errore in errore è cresciuto; alla dura scuola della sua stessa
esperienza è maturato. Una mattina si sveglia mutato in un ragazzo vero di
carne e d’ossa. Da burattino è diventato uomo. Ma si può ben dire che
non è stata la Fata Turchina
a compiere il miracolo: è stato Pinocchio stesso . Anche lui, come
ogni altro uomo, è figlio delle sue azioni.
Cos’è Pinocchio? Un romanzo d’avventura o una fiaba?
Cos’è la SAAM.
Cosa sarà la SAAM?
Solo Voi potete rispondere!
Gaetano
de Donato
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MININVASIVITA'
E TECNOLOGIA
Mauro Ferrari segretario SAAM scrive:
Molti
avranno sicuramente notato
come l’aggettivo "mininvasivo" viene
usato sempre piu’ frequentemente nelle
definizioni delle procedure di chirurgia
vascolare: la cosa non e’ sorprendente,
perche’ non riguarda solo noi, i chirurghi
vascolari, ma invita a riflettere.
La
Societa’ di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare ha accettato di
istituire
una sezione autonoma di angiochirurgia mininvasiva, la SAAM, appunto.
Ha senso tutto questo? Che cosa spinge in questa direzione?
LA MININVASIVITA’
La tendenza
verso la mininvasivita’ parte da lontano, dalla naturale resistenza verso
la violazione fisica, quella, per intenderci, che
porta ogni bambino a preferire la compressa
o lo sciroppo alla iniezione.
Si e’ affacciata, la mininvasivita’, sulla nostra scena negli
anni ’80, con l'introduzione nella pratica clinica della angioplastica
percutanea (arteria renale); allora i chirurghi vascolari
hanno accettato, senza battere ciglio, che i
pazienti affetti da stenosi dell’arteria renale,
che fossero da trattare, passassero dal tavolo operatorio a quello
radiologico.
Nessuno di noi (chirurghi vascolari) si e’ reso conto che iniziava
una rivoluzione nel modo di curare le malattie e che questo avrebbe avuto
ripercussioni importanti.
LA
LAPAROSCOPIA
Per molti
anni non e’ accaduto nulla altro di rilavante; poi, all’inizio degli
anni ’90, e’ toccato
ai chirurghi generali fare i conti con una nuova tecnica, ovvero la
laparoscopia.
A quell’epoca, ero inserito in un contesto di chirurgia generale e ricordo
bene le resistenze
di chi non voleva abbandonare il vecchio per il nuovo, aggrappandosi a tutti
gli appigli
possibili, alcuni anche, apparentemente, solidi. Infatti,
nella fase iniziale, la procedura laparoscopica durava molto, mentre quella
convenzionale,
se non complicata, si portava a termine in pochi minuti,
era sicura e poteva servire come intervento di addestramento per i piu’
giovani. Perche’
perdere tutto questo?
Ma l’evoluzione di alcuni eventi e’ inarrestabile
ed oggi, chi non si adeguato a fare la colecistectomia laparoscopica, trova
difficolta’ a rimanere competitivo.
La coincidenza di interessi di ampia portata e’ il motore di queste
“accelerazioni inarrestabili”. Il bambino cresce, ma continua a
preferire la minor violazione possibile, purche’ garantito che il
risultato finale non sara’ inferiore.
L’amministratore guarda con favore alle
procedure con degenze brevi e le industrie “devono” conquistare il
mercato (gli ospedali)
con i loro prodotti a piu’ o meno alto contenuto tecnologico.
continua
Mauro Ferrari
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