L’ANALGESIA NON  È TUTTO QUELLO CHE VOGLIAMO
Dottssa Alessanda Renghi

Che cos’è la medicina perioperatoria

 while no single technique or drug regimen has been shown to eliminate postoperative morbidity and mortality, multimodal intervention may lead to a major reduction in the undesiderable sequelae of surgical injury with improved recovery and reduction in postoperative morbidity and overall costs”. Così Henrik Kehlet ha sintetizzato il suo interesse non solo per la chirurgia mininvasiva, ma per la revisione in toto della gestione del paziente in  perioperatorio.

Nel 1999 Franco Carli ha osservato che, nonostante i progressi delle tecniche anestesiologiche e chirurgiche, la chirurgia maggiore ha sempre delle conseguenze indesiderabili e che solo lo studio della fisiopatologia perioperatoria ci permette di controllarle.

La risposta allo stress coinvolge tutti gli organi, tramite l’attivazione dei sistemi ormonale, neuroendocrino ed infiammatorio. Tale risposta è causata non solo dal trauma chirurgico “per se”, ma da tutti i componenti del perioperatorio (digiuno, ansia, ipotermia, immunosoppressione, ipossiemia, allettamento, alterazioni del ritmo sonno-veglia…).

... continua da pagina precedente

L’entità della risposta allo stress è correlata con l’entità della chirurgia, ma può essere modulata dalla tecnica chirurgica ed anestesiologica, oltre che da programmi di recupero accelerato postoperatorio. Esperienze ormai numerose testimoniano che la fast track surgery permette, anche per interventi maggiori, di ridurre le complicanze e la degenza postoperatoria, oltre che di migliorare l’outcome a distanza. Di fatto, una degenza breve non necessariamente testimonia un buon recupero postoperatorio. Soprattutto nel caso di interventi complessi (spesso su pazienti anziani) risulta importante garantire un buon outcome a distanza, in termini di funzione, di reintegrazione, di qualità di vita.

La realizzazione di tali programmi richiede un approccio in team, con una stretta collaborazione tra chirurgo, anestesista e nurse, al fine di rivedere l’intero percorso perioperatorio del malato, con la creazione di protocolli condivisi.

Il ruolo dei diversi attori

Il chirurgo, oltre a scegliere una tecnica chirurgica mininvasiva deve diventare mininvasivo anche nella preparazione intestinale, nell’antibioticoprofilassi,  nell’abbandonare presidi quali drenaggi, sondino nasogastrico, catetere vescicale, deve abolire concetti quali allettamento e digiuno…

L’anestesista deve cercare una tecnica stress free (in tal senso numerose sono le evidenze sui vantaggi dell’anestesia peridurale toracica), ma deve anche scegliere un monitoraggio non invasivo, e soprattutto deve uscire dalla Sala Operatoria e deve collaborare con il chirurgo nel creare il percorso del paziente nel pre e postoperatorio (diagnostica, dieta, analgesia mobilizzazione, controllo dell’ansia, monitoraggio, prevenzione delle complicanze, , follow up….). Un paio di esempi. Sul digiuno preoperatorio esistono linee guida internazionali che riducono sempre più i tempi di digiuno in elezione, mentre si lascia bere il paziente praticamente fino all’intervento. L’accordo con il chirurgo ed un processo di informazione nel reparto ci permette di far non arrivare i pazienti in sala praticamente “prosciugati”. Sull’approfondimento cardiologico preoperatorio esistono linee guida internazionali che permettono di snellire il percorsi dei pazienti e di evitare esami inutili e talora invasivi. L’accordo con i cardiologi e la sicurezza del monitoraggio-prevenzione in reparto ci permettono di evitare in sicurezza consulenze ed esami non necessari nel perioperatorio, ma anzi causa di stress.

Gli infermieri devono diventare attori nella gestione dell’analgesia postoperatoria e dei programmi di chinesiterapia, di riabilitazione respiratoria, di deambulazione ed alimentazione precoci.

In tutto questo, bisogna cercare la piena comprensione e collaborazione del paziente e dei suoi familiari e quindi dal primo contatto, deve iniziare un processo di informazione-formazione.

La nostra esperienza

Nella nostra esperienza, il paziente viene operato con un miniaccesso chirurgico. Pratichiamo un’anestesia peridurale toracica, associando una sedazione in maschera laringea durante l’intervento, con mantenimento del paziente in respiro spontaneo. A fine intervento il paziente viene risvegliato in sala e inviato in reparto. Non vengono usati né drenaggi né sondino nasogastrico. Nel postoperatorio viene mantenuta un’analgesia tramite infusione peridurale di anestetico locale, in ampia parte gestita dagli infermieri di reparto. Al paziente viene concessa l’assunzione di liquidi fino a prima dell’intervento, ed all’uscita dalla sala operatoria vengono proposti liquidi zuccherati e quindi una dieta leggera. Non vengono proseguite le infusioni endovenose in postoperatorio, ma ci si affida agli apporti per os. Da subito il paziente inizia esercizi respiratori e di mobilizzazione nel letto. Appena l’emodinamica è stabile e non si ha segno di blocco motorio residuo, il paziente viene invitato a deambulare.

Ad oggi abbiamo trattato circa 200 pazienti, non selezionati. I risultati sono incoraggianti: in media i pazienti si alzano circa 3 ore dopo l’intervento, ed il giorno successivo camminano per quasi due Km e assumono per os circa l’80% del loro fabbisogno calorico. Oltre il 75% dei pazienti è stato dimesso in sicurezza tra la seconda e la terza giornata postoperatoria.

Conclusioni-proposizioni

Sicuramente lo sviluppo della “medicina perioperatoria” richiede un notevole sforzo da parte di tutti gli attori coinvolti. Sappiamo però che la creazione di clinical pathways permette i miglioramento dell’outcome e la riduzione dei costi, tanto che attualmente si parla di ”business of perioperative medicine” 9.

Due sono le sfide:  the repair of an aortic aneurysm to be performed as day surgery”(H Kehlet)

      ed ”are the anesthesiologists ready?” (F. Carli ).

 

   

HOME