|
IN BY PASS Organo Ufficiale dell'A.N.Pe.C. Associazione Nazionale Perfusionisti in Cardioangiochirurgia
|
| Emergenza
cardiochirurgica in testimone di Geova affetto da grave anemia: caso
clinico (IN BY PASS - Vol XIII, n°1 - Maggio
2000, p 1033-6)
Labriola C, Stigliano N, Labriola G, Barilla A, Del Negro G, Caparotti S, Cascia V Dipartimento di CardioAnestesia e Terapia Intensiva - Dipartimento di Cardiochirurgia Clinica S.Maria S.p.A. BARI |
|
S.R., Testimone di Geova di 59 anni, di sesso maschile e 65 Kg di peso, veniva ricoverato presso il nostro Dipartimento per la terapia chirurgica di una insufficienza valvolare aortica post-endocarditica.Il paziente era reduce da un lungo ricovero ospedaliero durante il quale era stato trattato empiricamente con associazione di Imipenem e Teicoplanina, dal momento che ripetute emocolture non erano mai state in grado di isolare l’agente patogeno. L’esame Ecocardio-Doppler 2D-TEE evidenziava una insufficienza valvolare aortica severa con perforazione del lembo semilunare destro dove era presente anche una vegetazione sessile. I volumi del ventricolo sinistro erano aumentati e la Frazione di Eiezione era pari al 50%. I dati ematochimici patologici evidenziavano una grave anemia (Hb=7,7 ed Hct=23,5%), una spiccata sideropenia (32 mcg.dl), iperbilirubinemia indiretta (1,54 mg.dl) e aumento della creatininemia (1 ,4mg.dl). Gli altri esami risultavano nella norma, PCR, conta e formula leucocitaria incluse. Trattamento preoperatorio - In previsione dell’intervento chirurgico, in aggiunta alla terapia cardiovascolare (naprilene, nitrati, diuretici), fu somministrata eritopoietina (10.000 u.i./die/s.c.) e terapia marziale con Ferlixit (125 mg/die/ev). L’associazione antibiotica, che sembrava aver controllato l’infezione, fu mantenuta. Dopo 4 giorni di ricovero il pz. andò incontro ad edema polmonare acuto, il che ne rese necessario il ricovero in Terapia Intensiva dove fu sottoposto ad intubazione tracheale e ventilazione meccanica con pressione positiva di fine aspirazione. Il pz. fu contestualmente sottoposto a monitoraggio emodinamico, che incluse la gittata cardiaca indicizzata (C.I.) “in Continuo” con carattere Intellicath connesso al monitor Vigilance (Baxter), e a monitoraggio metabolico, che incluse la determinazione del lattato (YSI 2300 stat) ad intervalli di quattro ore. A scadenze regolari furono eseguite emogasanalisi arteriose e venose centrali e si procedette al calcolo della Disponibilità di Ossigeno indicizzata (D02.I), del Consumo di Ossigeno indicizzato (V02.I) e dell’indice di Estrazione di Ossigeno (O2ER). Al momento del crearsi dello stato d’emergenza, la sanguificazione del paziente risultava già nettamente migliorata, avendo l’Hb raggiunto un valore di 9,3 gr.dl e l’Hct un valore di 28%. Si decise pertanto di procedere alla correzione chirurgica della cardiopatia non appena il trattamento intensivo avesse consentito il raggiungimento di una stabilizzazione emodinamica, circostanza che si realizzò in meno di 24 ore, e dopo l’esecuzione della coronarografia che escluse la presenza di stenosi coronariche. Trattamento intraoperatorio
L’intervento
di sostituzione valvolare aortica fu eseguito in circolazione
extracorporea alla temperatura di 32,2°C. L’apparato per la
circolazione fu riempito con un volume di 1700 ml (750
di
Ringer Lattato 750 mml di Emagel), 50 ml di Albumina 20% e 150 ml di
Mannitolo 18%.Si allestì la macchina per il recupero intraoperatorio
delle perdite ematiche e per la centrifugazione-concentrazione del primo
residuo (Cobe, Brat 2). La tecnica di recupero intraoperatorio e di
reinfusione del sangue fu eseguita secondo i criteri richiesti dai
Testimoni di Geova ed approvati dal loro procuratore presente, peraltro,
all’intervento.Come terapia antiemorragica ed antifibrinolitica fu
impiegato l’Acido Tranexamico secondo un protocollo che prevedeva 15
mg/kg durante e 15 mg/kg dopo la Circolazione Extracorporea.La Terapia
Eparinica e la sua neutralizzazione furono controllate secondo routine
con la determinazione del Tempo di Coagulazione Attivato, che fu
mantenuto superiore a 480 sec.Durante la Circolazione Extracorporea,
nella fase di massima emodiluizione, l’Hb fu pari a 4,9 gr.dl e
l’Hct pari al 15%, quando la temperatura nasofaringea era pari a .32,2°C.
Al momento del distacco dalla macchina cuore-polmoni, l’Hb era
risalita a 6 gr.dl e l’Hct a 19%, grazie alla diuresi spontanea
soddisfacente ed alla riconcentrazione del sangue, mediante
centrifugazione, ottenuta con l’ausilio della macchina per il recupero
del sangue. La durata totale della circolazione extracorporea fu di 65
m’, mentre i tempi di clampaggio aortico furono di 55 m’, necessari
per l’impianto di una protesi valvolare aortica meccanica bicuspide.
L’intervento fu ultimato senza problemi particolari ed il paziente fu
ricondotto in Terapia Intensiva dove fu ripristinato il monitoraggio
preoperatorio. Trattamento postoperatorio
Nel
decorso postoperatorio il trattamento cardiovascolare fu eseguito sulla
scorta dei parametri emodinamici e metabolici monitorizzati (Tab. 1).
Furono necessarie basse dosi di Dobutamina (4 mcg.kg.m2) per mantenere
una gittata “supernormale”, in grado di soddisfare le richieste
metaboliche e di prevenire l’innesco di metabolismo anaerobico.
L’espansione volemica fu eseguita con Ringer Lattato, Emagel e PPS
al 5%.
Le perdite ematiche post-operatorie dai drenaggi mediastinici furono
molto contenute, pari a 50 ml in prima giornata ed a 100 ml in seconda
giornata, per cui già in prima
giornata
postoperatoria l’Hb ritornò a valori superiori a 7 gr.
dl.
In prima giornata postoperatoria si ripristinò la
terapia con Eritropoietina nella misura di 10.000 u.i. s.c. al dì,
unitamente a supporto nutrizionale parenterale (Glucosio 165 gr.die,
Lipidi 50 gr.die, Aminoacidi 42,5 gr.die), più apporto di elettroliti,
ferro, folati e vitamine.
Il paz.
riguadagnò presto un buon compenso emodinamico e fu svezzato dal
ventilatore automatico ed Tab.1 - Andamento dei parametri ossiforici
estubato in 2° giornata postoperatoria. In
3° giornata
il pz.
fu trasferito in reparto, dove continuò la nutrizione parenterale
suppletiva per altri due giorni. La somministrazione
di Eritropoietina
(EPO) fu continuata
fino alla nona giornata postoperatoria (Tab. 2), quando l’Hb aveva
raggiunto il valore di 11,2 gr/di. La dimissione del pz. avvenne in 11°
giornata
post-operatoria. Tab. 2 - Eritropoietina e Terapia Supportiva: effetti su Hb ed Hcr
Commento
Dal caso trattato sono deducibili alcune riflessioni di notevole
importanza clinica. In primo luogo si conferma come l’emodiluizione
normo(eu)volemica possa consentire il raggiungimento di valori di
Ematocrito molto bassi, senza che questo provochi innesco di metabolismo
anaerobico, sia durante la circolazione extracorporea1 che
nel decorso postoperatorio, quando un monitoraggio dei parametri
ossiforici e metabolici può aiutare in maniera scientifica il
trattamento2,3. Noi abbiamo misurato la gittata
cardiaca “in continuo ed i dati riportati in tabella rappresentano la
media pesata delle gittate in ciascuno dei primi tre giorni
postoperatori. Tali dati dimostrano come anche un paziente cardiopatico,
con modesto supporto inotropo (dobutamina 4mcg/kg/m2), può
sviluppare gittate cardiache “supernormali” come risposta
all’emodiluizione spinta, purché normo(eu)volemico. L’apporto di 02
ai tessuti rimase, di conseguenza, sempre al di sopra dei 300 ml/m’/m2,
limiti di sicurezza nei pazienti operati e consentì il mantenimento di
un consumo di O2 costante per tutto il periodo studiato ed adeguato alle necessità del
paziente, dal momento che in nessun caso il lattato arterioso superò il
valore di 2 mmol/1. Contestualmente l’O2ER rimase compreso
fra 0,41 (nell’immediato decorso postoperatorio) e 0,37 (in 3° giornata),
valori compatibili
con un metabolismo totalmente aerobico3. Nel caso trattato
non sussistevano, peraltro, stenosi coronariche critiche, in presenza
delle quali l’emodiluizione spinta può causare ischemia rniocardica4.
Una seconda riflessione nasce dalla constatazione che l’emodiluizione
spinta non ha compromesso lo stato coagulativo, tanto che le perdite
ematiche furono di soli 150 ml nell’intero decorso post-operatorio. Questo risultato fu ottenuto, naturalmente, senza
l’impiego di
plasma fresco congelato, derivati protrombinici o concentrati piastrinici e ciò non è
sorprendente dal
momento che la coagulazione può
|
essere
efficace anche in presenza di emodiluiziorie spinta, dal momento che, a
valori di ematocrito intorno al 20% tutti i fattori emocoagulativi sono
a livelli di concentrazione plasmatica superiori ai valori soglia
critici (Tab. n.3), mentre la sola funzione piastrinica potrebbe essere
compromessa. Tab. 3 - Livelli minimi dei fattori emocoagulativi compatibili con una coagulazione efficace
Un
altro spunto relativo a questa esperienza riguarda, oltre che la
scontata efficacia della terapia con Eritropoietina6 7 8
9 10, la rapidità con la quale è possibile ottenere un utile
incremento del tasso di emoglobina usando dosi giornaliere di 10.000 ui.
Nel nostro caso sono bastati cinque giorni di trattamento preoperatorio
con 10.000 ui/sc/die per far aumentare di quasi due punti il tasso di Hb,
e ciò ha contribuito in maniera decisiva a diminuire i problemi relattivi
all’intervento
d’
urgenza. Nel decorso postoperatorio l’eritropoietina fu somministrata
sempre nella misura di 10000 ui/die/sc, unitamente a nutrizione
parenterale di supporto e supplemento di Ferro,
Folati e
vitamine per 4 giorni. La somministrazione di Eritropoietina fu
continuata fino al raggiungimento di un valore di Hb pari a 11,2 circostanza che si realizzò a partire già dalla nona giornata postoperatoria.Infine,
l’ultima considerazione importante concerne un aspetto tecnico, quello
del recupero intraoperatorio delle perdite ematiche e della
centrifugazione del sangue residuo nell’apparato per la circolazione
extracorporea per il recupero di globuli rossi concentrati11.
Tale tecnica è di vecchia data e ben consolidata nell’uso nei
pazienti Testimoni di Geova, ma recenti lavori indicano come le
performances tecniche fra le macchine in commercio può differire in
maniera clinicamente significativa12 Conclusioni
Il
rifiuto dell’emotrasfusione da parte dei Testimoni di Geova ci
ha insegnato da molti anni, ormai, che è possibile operare a cuore
aperto senza l’impiego di sangue omologo semplicemente ricorrendo alla
pratica della emodiluizione totale13. Le esperienze successive,
infatti confermano che un singolo valore di emoglobina o ematocrito non
può essere considerato come indicazione automatica alla emotrasfusione14.
L’emodiluizione totale, peraltro, migliora la fìsiologia della
circolazione extracorporea, previene il danno d’organo e non
compromette lo stato coagulativo13, con la possibile
eccezione di una compromissione della funzionalità piastrinica per
Ematocriti inferiori al 20%5. Il caso clinico qui discusso
conferma che un monitoraggio emodinamico che includa la gittata cardiaca
“in continuo”, la frequente misurazione del rapporto D02I/V02I
e del livello di lattato, aiutano a praticare correttamente ed a
sorvegliare adeguatamente gli effetti di emodiluizioni anche molto
spinte e inevitabili in situazioni cliniche estreme e, particolarmente,
in presenza di ridotta riserva cardiaca e/o di ridotta riserva
coronarica3 4. L’altro rilievo
importante riguarda l’efficacia e la rapidità d’azione della
terapia con Eritropoietina il cui uso in sede preoperatoria può
arricchire in maniera decisia il patrimonio emoglobinico, mentre, nel
decorso postoperatorio, quest’ultimo può essere velocemente
ricostituito dopo le eventuali perdite ematiche. L’Eritropoietina ha
un ruolo capitale nel ridurre l’impiego di trasfusioni di sangue
omologo in chirurgia7 8 9 10
e questo rappresenta un indubbio vantaggio anche per quei pazienti
che non hanno motivi religiosi per rifìutare l’emoterapia. Bibliografia 1. STEIN JI,
GOMBOTZ
II., RIGLER
B, METZLER
H., SUPPAN
C,
BREITZE A.:
Open heart surgery in Jehovah’s Witnesses:
extreme
hemodiluition on cardiopulmonary bypass. J Clin
Anesth 1997; 9:510-3 2. LEACH RM, TREACHER DF, The relationship between oxygen delivery and consumption. Dis Mon 1994; 30:301-8. 3
LEVY P,
CHAVEZ RP,
CRYSTAL
GJ, ET
AL Oxygen extraction ratio a valid indicator of transfusion
need in limited coronary vascular reserve? J Trauma 1992; 32: 769-74. 4. WILKERSON
DK,
RQSEN AL, GQULD SA., ET AL. Oxygen
extraction ratio: a valid indicator of myocardial metabolism in anemia.
J Surg
Res 1987; 42: 629-34. 5. COOLEY
DA Conservation
of Blood During Cardiovascular Surgery. The American Journal o f Surgery
1995, 170:
n.o.6A (Suppl.) 53S - 59S 6. GOODNOUGH
LT
Erytropoietin is a Pharmacologic Alternative to Blood Transfusion in the
Surgical Patient. Transfusion Medicine Reviews 1990; 4: 288-96. 7. GQLDBERG
MA, MCCUTCHEN
IW JOVE
M ET
AL.: A safety and efficacy comparison studyof two
dosing regimens of epoietin alfa in patients undergoing miajor
orthopedic surgery. Am J
Orthop
1996; 25:544-51. 8. D’AMBRA MN, GRAY RJ, HILLMAN R., JONES JW,
KIM HC,
RAWITSCHER
R ET
AL. Effect
of recombinant human erythropoietin on trasfusion risk in coronary
bypass patients. Ann Thorac Surgery 1997; 64: 1686-93. 9. ROTHSTEIN
P ET
AL.: Preoperative
Use of Erytropoietin in an Adolescent Jehovah’s Witness.
Anesthesiology, 1990; 73:568-70. 10. RUTHEFQRD
CJ:
Efficacy of different dosing regimens for recombinant
human Erytropoietin in a simulated perisurgical setting: the importance
of iron availability in optimizing response. The American Journal of
Medicine 1994; 96: 139-45. 11. MALAN
TP, WHJTMORE
J, MADDI
R
Reoperative cardiac surgery in a Jehovah’s witness:
role of continous cells salvage and in line reinfusion. J Cardiothorac Anesth 1989; 3: 311-4 12. RQSOLSKI
T, MATTHEY
T, FRICK
U, HACHENBERG
T Blood
separation with two different autotransfusion devices: effects on blood
cell quality and coagulation variables. The International Jof Artif Organs 1998; 21: 820-4. 13. CQOLEY
D.A.,
CRAWFQRD E.S., HQWELL
J.F. ET
AL. Qpen
Heart Surgery in Jehovah’s Witnesses. Am J Cardiol 1964;
13:779-81. 14. Practice strategies for elective red blood cell transfusion:
A Clinical Practice Guideline from American College of Physician. Ann
Intern Med
|