Tratto
dal volume:
PROGRESSI IN
MEDICINA E
CHIRURGIA:
IL RUOLO DEL VOLONTARIATO
A cura di Claudio
Gagliardi, Antonio
Gallino, Andrea
Sagripanti, Giulio
Tarro
Pisa, febbraio 1999
ARGOMENTI :
Introduzione
Linee guida nel
trattamento dei
pazienti che
dissentono all'uso
delle trasfusioni
di sangue
Revisione critica
del bisogno
trasfusionale
Strategie
terapeutiche non
trasfusionali
Sviluppi futuri
della medicina
senza sangue
Conclusioni
Bibliografia |
EMOTRASFUSIONI E MOTIVAZIONI
RELIGIOSE:
SOLUZIONI PROSPETTATE
Dr. Lelio Mario Sarteschi
Dipartimento di Medicina della Procreazione e dell'Età Evolutiva
Università degli Studi di Pisa
Introduzione
In tempi recenti si è assistito allo sviluppo di una ricerca
multidisciplinare mirante a ridurre al massimo l'utilizzazione del sangue
nella terapia medico-chirurgica. Le ragioni di tale ricerca sono molteplici.
In primo luogo vi è la crescente consapevolezza dei pericoli
legati alle trasfusioni di sangue. E' indubitabile infatti che, nonostante
i progressi compiuti, non si è ancora in grado di eliminare del
tutto le complicanze post-trasfusionali (1). Alle mai
sopite apprensioni derivanti dal virus noti -epatite ed AIDS (2)
in particolare - si è aggiunto recentemente il timore della contaminazione
da agenti infettivi poco conosciuti (si veda per esempio il crescente allarme
per il prione del morbo di Creutzfeld-Jacob (3). In molti
studi clinici le trasfusioni sono state associate ad incremento di recidiva
e ridotta sopravvivenza dei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico
per neoplasia (4) e inoltre sono state implicate nella
genesi delle complicanze infettive post-operatorie, sia in pazienti sottoposti
a chirurgia addominale (5) che ortopedica (6).
Più recente è la pubblicazione dei dati secondo cui le trasfusioni
peri-operatorie costituiscono un indipendente fattore di rischio nella
c.d. "multiple organ failure"(MOF) post-traumatica (7).
In secondo luogo c'è la continua pressione dei centri trasfusionali
perché sia perseguita con rigore la politica dei cosiddetto "buon
uso del sangue". Come è noto, questa risorsa è frutto
di donazioni volontarie e pertanto ogni spreco, come l'impiego del sangue
intero e le trasfusioni inutili nei malati terminali, dovrebbe essere evitato.
Si deve tener conto inoltre, che mentre in alcune aree geografiche
vi è un'alta disponibilità di sangue, in altre vi è
carenza, e in situazioni catastrofiche anche le zone ad alta disponibilità
potrebbero rapidamente impoverirsi.
Ancora più interessanti in proposito sono i recenti studi pubblicati,
secondo cui sembra che il mondo abbia bisogno ogni anno di 7,5 milioni
di litri di sangue in più. Gli esperti prevedono che entro il 2030
mancheranno ogni anno, nei soli Stati Uniti, 4 milioni di unità
di sangue (8).
Un terzo settore che stimola la ricerca, specialmente nel campo dei
sostituti dei globuli rossi, è quello delle situazioni di emergenza.
Sostanze capaci di ripristinare il volume ematico e velcolare l'ossigeno,
di pronta utilizzazione anche al di fuori dell'ambiente ospedaliero, sarebbero
estremamente utili nelle circostanze di gravi disastri naturali. incidenti
stradali o conflitti militari. La spinta maggiore alla ricerca nella medicina
senza sangue viene però dal costante incremento, a livello mondiale,
di coloro che per motivazioni religiose, rifiutano assolutamente le trasfusioni
di sangue, i "testimoni di Geova". La crescente presenza di questa
comunità religiosa (in Italia ci sono oltre 220.000 Testimoni -
1 ogni 255 persone - ma la cifra raggiunge i 400.000 se si aggiungono i
simpatizzanti), ha fornito un eccellente stimolo alla ricerca di strategie
e strumenti terapeutici, che pian piano vengono utilizzati con profitto
anche su coloro che non fanno obiezione di tipo religioso.
In questa relazione partiremo dunque proprio dal problema del trattamento
di chi dissente alle trasfusioni di sangue, vedremo quali sono le risorse
attuali nella tera-pia e quali i futuri sviluppi della medicina senza sangue.
Linee guida nel trattamento
dei pazienti che dissentono all'uso delle trasfusioni di sangue
Il paziente che rifiuta trasfusioni di sangue, anche a rischio della
propria vita, pone al medico una serie di difficoltà, etiche, legali
e tecniche, che potrebbero generare inutili conflitti e pericolose perdite
di tempo.
Per risolvere questa difficoltà, in una recente consensus conference
sono state presentate alcune linee guida da utilizzare nel trattamento
dei pazienti testimoni di Geova (9). Riteniamo che
tali indicazioni, se applicate, potrebbero esitare, sia in un miglior
trattamento di questi pazienti, che in un avanzamento nell'esperienza della
medicina senza sangue, sicuramente utile per tutti.
Queste sono le linee guida proposte:
l . Accettare la limitazione che il sangue allogenico non può
essere usato.
2. Usare le alternative al sangue allogenico ove possibile e
appropriato.
3. Discutere le conseguenze con il paziente. inclusa la possibilità
di un'emorragia che può mettere in pericolo la vita o addirittura
provocare la morte se non viene trasfuso.
4. Se non si può o non si vuole trattare un paziente testimone
dì Geova, stabilire di trasferire il paziente in una struttura
disponibile come ad esempio i Centri di Chirurgia Senza Sangue.
5. Contattare il locale Comitato di Assistenza Sanitaria dei
Testimoni di Geova per informazioni e aiuto (la congregazione dei testimoni
dì Geova ha istituito locali comitati sanitari che sono costituiti
da membri della congregazione ben informati e preparati per fungere da
tramite fra il medico e il paziente).
6. Cercare assistenza legale quando si ha a che fare con un
adulto in stato di incoscienza o incompetente, andare alla ricerca di una
precedente sentenza.
Queste direttive si basano su una avanzata concezione del rapporto
medico-paziente, che tiene conto dell'individuo nella sua integrità
psico-fisica ed è perfettamente in sintonia con le norme sul "consenso
dell'avente diritto" esistenti nel nostro Paese (10,
11).
Revisione critica
del bisogno trasfusionale
L'accettazione del paziente, con i limiti imposti dalle sue credenze
religiose, non deve però significare rassegnazione e senso di impotenza.
E' necessario tener presente che l'esperienza internazionale sui testimoni
di Geova ha dimostrato come si possa fare a meno delle trasfusioni di sangue
anche nelle circostanze più disperate, purché si applichino
adeguate strategie terapeutiche (12). L'analisi dei dati
pubblicati su testimoni di Geova sottoposti ad alta chirurgia senza trasfusioni
di sangue ha infatti permesso di scoprire che il rifiuto trasfusionale
aggiunge un rischio di mortalità da anemia valutabile approssimativamente
tra lo 0,5% e l'1,5%. Poiché però ogni trasfusione ha un
potenziale di reazioni avverse, tra lievi e gravi, valutabile intorno al
20% (13), Kitchens ritiene che la morbilità
e la mortalità conseguenti alle trasfusioni probabilmente superano
i rischi derivanti dal rifiuto trasfusionale (14).
E' proprio dall'esperienza maturata nei centri dove si opera con i
Testimoni nel pieno rispetto delle loro convinzioni che si è giunti
negli ultimi anni ad una revisione critica dei livelli di concentrazione
emoglobinica compatibili con la vita. Alla consensus conference tenuta
nel 1988, sotto l’egida della FIDA e del N1H, si concluse che il valore
trigger di 10 g/dL di Hb era senza basi scientifiche e si propose un nuovo
valore standard di 7 g/dL (15). Oggi sappiamo che la
sopravvivenza è possibile a concentrazioni emoglobiniche estremamente
basse (1,4 g/dL), mentre la mortalità, con incidenza peraltro sconosciuta,
si comincia ad incontrare al livelli di Hb inferiori a 5 dL. Per livelli
superiori a 5 g/dl- non esistono prove fondate di un sostanziale incremento
di mortalità (16). Ovviamente la non esistenza
di un 'trasfusion trigger" non significa che tutti i pazienti possano tollerare
bassi livelli di emoglobina senza conseguenze; la presenza di coesistenti
patologie può limitare notevolmente il grado di anemizzazione sopportabile.
Ciò che si deve puntualizzare è il fatto che non possiamo
attenerci a valori standard di concentrazione emoglobinica per affermare
il bisogno trasfusionale; tale necessità deve essere valutata caso
per caso. La sola base scientifica per l'intervento trasfusionale sta nella
dimostrazione della caduta del rapporto fra trasporto e consumo di ossigeno
al di sotto di un livello critico, che si riflette in un incremento dei
livelli di lattato per attivazione del metabolismo anacrobio (17)
. Attualmente i parametri per monitorare lo stato di questo rapporto critico
(CO, CaO2, DO2, VO2, OER) sono misurabili solo con metodiche invasive
(catetere di Swan-Ganz).
Strategie terapeutiche
non trasfusionali
Si deve innanzitutto considerare la grande differenza esistente fra
interventi in elezione e trattamenti di urgenza. La diagnosi precoce,
di grande importanza per ogni paziente, può essere fondamentale
nel trattamento del paziente che rifiuta le emotrasfusioni. Si dovrebbe
compiere ogni sforzo per condurre al letto operatorio il soggetto con il
migliore assetto ematologico. A questo riguardo, dato che i Testimoni rifiutano
il predeposito, diversi Autori hanno trovato utile massimizzare i livelli
di emoglobina preoperatoria, facendo precedere gli interventi chirurgici
da cicli di 3-4 settimane di terapia con eritropoietina e ferro. E' stato
dimostrato infatti in ogni campo della chirurgia, che la somministrazione
di eritropoietina ricombinante nel periodo perioperatorio incrementa la
concentrazione emoglobinica e aiuta a prevenire l'anemizzazione post-operatoria.
La stimolazione dell'eritropoiesi è resa evidente dall'incremento
della conta dei reticolociti nel terzo giorno di trattamento. L'equivalente
di una unità di sangue è prodotta nell'arco di una settimana,
mentre l'equivalente di cinque unità è prodotta in 28 giorni.
Pertanto la terapia di quattro settimane con EPO produce un tasso di eritropoiesi
pari a 2,5 volte il valore normale e consente di pianificare interventi
in cui sia prevedibile una perdita di sangue pari a 5 unità (18).
L'importanza di una adeguata preparazione è stata evidenziata recentemente
dalla pubblicazione dei primi lavori sui trapianti di fegato compiuti senza
l'impiego di sangue e emoderivati (19).
Durante l’intervento chirurgico si dovrà prestare particolare
attenzione alle procedure che consentono di ridurre le perdite di sangue
(corretta pianificazione preoperatoria, embolizzazione arteriosa selettiva,
meticolosa emostasi, emodiluizione normovolemica, emodiluizione ípervolemica,
recupero intraoperatorio del sangue, ipotensione controllata ed eventuale
uso di agenti emostatici) e al mantenimento del volume circolante e
dell'output cardiaco (plasmaexpanders e cardiocinetici). Altri presidi
fondamentali, che possono essere impiegati anche al di fuori del contesto
operatorio, nei reparti di terapia intensiva, sono quelli miranti a massimizzare
la disponibilità di ossigeno (ventilazione assistita con alte
concentrazioni di ossigeno; eventuali cicli in camera iperbarica; impiego
dei sostituti dei globuli rossi non derivanti da sangue umano o animale,
come i perfluorochimici e l’emoglobina ricombinante) e le procedure volte
a ridurre il consumo di ossigeno (lieve ipotermia; sedazione; blocco
neuromuscolare con ventilazione assistita) (20). La piastrino-aferesi,
già usata nella chirurgia cardiaca è stata recentemente utilizzata
anche nei trapianti di fegato, consentendo di reinfondere ai pazienti il
proprio plasma ricco di piastrine alla fine dell'intervento. E' stato calcolato
che con tale tecnica si riduce la richiesta di trasfusioni di circa il
40% (21).
Più difficile ovviamente è la gestione delle situazioni
di emergenza. In questi casi è più che mai importante l'attenta
valutazione iniziale e la stretta sorveglianza. Si devono ridurre
al minimo i prelievi di sangue per il monitoraggio dei parametri ematici.
In uno studio compiuto in una unità di terapia intensiva è
stato dimostrato come i pazienti ivi ricoverati erano soggetti ad una media
di quattro prelievi al giorno, con una perdita ematica calcolata di circa
1 litro di sangue per tutto il periodo di degenza (22).
Non si deve ritardare alcuna procedura diagnostica (gastroscopia nell'ematemesi,
per es.) e bisogna rendersi disponibili per intervenire anche se i livelli
di emoglobina sono bassi. Una équipe chirurgica con vasta
esperienza nel trattamento dei testimoni di Geova riferisce quanto segue:
"Nella nostra serie di testimoni di Geova attivamente sanguinanti, l'iniziale
trattamento conservativo con terapia chirurgica dilazionata ha portato
ad un tasso di mortalità pari al 75%, rispetto al tasso del 20%
ottenuto da quando si effettua l'operazione di emergenza entro le 24 ore
dall'ingresso in ospedale ... Quando la perdita di sangue (durante l'intervento)
è stata inferiore a 500 ml, nessun paziente è morto, indipendentemente
dal livello di emoglobina preoperatoria" (23).
Sviluppi futuri della
medicina senza sangue
Gli sviluppi futuri della medicina senza sangue sono legati, certamente
agli avanzamenti delle tecniche chirurgiche, ma soprattutto alla utilizzazione
clinica dei sostituti artificiali del sangue e dei fattori di crescita
emopoietici.
La ricerca nel campo dei sostituti artificiali del sangue ha
progredito recentemente in varie direzioni.
Il plasma può essere sostituito, per la sua funzione
volumetrica, da preparazioni colloidali, che esercitano una pressione osmotica
analoga a quella delle proteine plasmatiche. Questi preparati sono da molto
tempo a disposizione in diverse soluzioni (gelatina, destrano, amido idrossietílico),
ma nuovi prodotti stanno per essere immessi sul mercato, con maggiori capacità
di rimpiazzare il volume ematico durante gli interventi operatori (si veda
il sito http://www.biotimeinc.com/).
Molto più difficile è la sostituzione delle proteine plasmatiche.
Attualmente sono disponibili alcuni fattori implicati nel meccanismo della
coagulazione, prodotti per mezzo della ricombinazione genica, come il Fattore
VIII (si veda il sito http://www.ahp.com/products/rhahf.htm),
il Fattore IX (si veda il sito http://www.genetics.com/genetics/genetics/products/benefix/index.htm),
il Fattore VIIa (si veda il sito http://www.novo.dk/health/cd/facts.asp).
E' in preparazione il Fattore X (si veda in Medline http://www.healthgate.com/cgi-bin/q-format.cgi?f=G&d=fmb97&m=197938&ui=97417727).
Ma interessanti sviluppi a breve termine potrebbero venire dalla utilizzazione
degli animali transgenici (si veda sito: http://www.genzyme.com/ir/gztc/welcome.htm).
Le proteine transgeniche sono prodotte inserendo DNA umano in cellule animali,
così che dal latte delle femmine discendenti si possono ricavare
le molecole desiderate. Tutte le proteine plasmatiche possono teoricamente
essere prodotte con questo sistema; l'antitrombina III è attualmente
in fase due di valutazione clinica (http://www.genzyme.com/ir/gztc/at3.htm),
mentre l'albumina è in fase di preparazione (http://www.genzyme.com/ir/gztc/humserm.htm).
La ricerca di un sostituto dei globuli rossi è iniziata
circa 40 anni addietro, ma ha ricevuto un notevole impulso solo recentemente,
specialmente in seguito alla epidemia di AIDS. Le strade percorse fino
ad oggi sono due, quella dell'emoglobina modificata e quella dei perfluorocomposti
(PFC).
L'emoglobina modificata è oggi prodotta sia da globuli rossi,
umani (sì veda il sito Hemosol Inc: http://www.hemosol.com/
) o animali (si veda il sito Biopure Corporation http://www.biopure.com/html/hemopure.html
) che con la ricombinazione genica (si veda ìl sito Baxter:
http://www.baxter.com/doctors/blood_therapies/hemo_therapeutics/index.html
). L'attuale emoglobina artificiale si è
dimostrata capace, non solo di agire efficacemente quale trasportatrice
di ossigeno, ma anche di stimolare il midollo osseo alla produzione di
globuli rossi (si veda NoBlood.com - Recombinant Human Hemoglobin for Patients
with Anemia: http://www.noblood.com/dept/articles/info.asp?Id=1494).
Attualmente ci sono almeno sei aziende produttrici di questo sostituto
dei globuli rossi, due delle quali in fase tre di valutazione clinica;
ma già una seconda generazione è in preparazione, con lo
sviluppo di emoglobina microincapsulata (veri globuli rossi artificiali.
all'interno dei quali potrà essere incluso un sistema multienzimatico).
I perfluorocomposti sono sostanze di sintesi organica, note per la
loro elevata capacità di trasportare l'ossigeno. La prima generazione
di questi prodotti, sviluppata per uso clinico nel 1976 (Fluosol DA), aveva
notevoli limiti: Richiedeva che il paziente respirasse ad alte tensioni
di ossi-eno per essere efficace, era rapidamente rimossa dal circolo e
ritenuta nel sistema reticolo-endoteliale, provocandone soppressione, e
in alcuni pazienti provocava attivazione del complemento. Per tali ragioni
il Fluosol non ha ottenuto l'approvazione della FDA come sostituto dei
globuli rossi. La ricerca è tuttavia proseguita. Attualmente una
nuova generazione di perfluorocomposti è venuta all'esistenza, con
almeno tre aziende dedicate alla sperimentazione (si veda Alliance Pharmaceutical
Corp.:
http://www.allp.com/ox.htm
, Synthetic Blood International:
http://www.sybd.com/Synthetic.html)
e la russa Perftoran (si veda Perftoran: http://www.perftoran.ru/)
Il prodotto dell'Alliance Pharmaceutical, OxygentR è
attualmente in fase 2 di sperimentazione clinica.
Un nuovo orizzonte sembra che si stia aprendo anche nella produzione
di piastrine artificiali. La Keio University, in collaborazione
con la Green Cross Corp, sta sviluppando un prodotto costituito da liposomi
ricoperti da GP1b, una glicoproteina che si trova sulla superficie delle
piastrine, il cui ruolo è quello di legarsi ad altri fattori della
coagulazione per formare l'impalcatura del coagulo. La glicoproteina è
prodotta con ingegneria genetica ed ha la stessa struttura di quella umana
(si veda NoBlood.com - Checkpoints ori Road to Artificial Blood: http://www.noblood.com/dept/articles/info.asp?Id=1589)
I fattori di crescita emopoietici costituiscono l'altro fronte,
denso di prospettive soprattutto in campo medico. Tali sostanze sono implicate
nella produzione delle diverse cellule ematiche; i geni per molte di esse
sono stati clonati, così che è oggi possibile produrne una
grande quantità mediante l'ingegneria genetica.
La proliferazione delle cellule staminali, dalle quali, come è
noto originano le diverse linee cellulari del sangue è stimolata
dallo Stem cell factor (SCF). Oggi esso è disponibile per la sperimentazione
clinica ed ha già completato la fase 3 (si veda Amgen: http://wwwext.Amgen.com/product/Pipeline.html#stemgen)
La produzione di granulociti, monociti/macrofagi e linfociti-T è
potenziata dai Myeloid growth factors (G-CFS e GM-CFS), fattori di crescita
già in uso clinico come supporto nei pazienti sottoposti a chemioterapia
e trapianto di midollo osseo (http://www.neupogen.com/pub/index9.htm).
Per circa 30 anni gli ematologi hanno cercato il regolatore umorale delle
piastrine, la trombopoietina. Tale fattore è particolarmente desiderato
in ambito oncologico, allo scopo di ridurre le trombocitopenie causate
dalle chemioterapie mielosoppressive (cfr http://www.pslgroup.com/dg/3ecba.htm).
Attualmente sono almeno tre i prodotti dell'ingegneria genetica utilizzabili
per tale scopo. Due di essi sono in fase 2 di sperimentazione: la trombopoietina
(TPO - si veda: http://www.gene.com/Pipeline/pipeline.html#3)
e il fattore di cresscita e sviluppo dei megacariociti (PEG- rHuMGDF,
prodotto da Amgen), una è stata recentemente licenziata per
l'utilizzazione clinica, l'interleuchina-11 (IL-11 si veda: http://www.neumega.com/default.asp).
Dell'eritropoietina (EPO) , potente stimolatore dell'eritropoiesi,
oggi impiegata non solo in corso di insufficienza renale, ma anche in altre
forme di anemia (http://www.thebody.com/ortho/procrit/full.html,
si è già detto a proposito della preparazione agli interventi
chirurgici.
L’insieme delle prospettive ha permesso lo sviluppo, nel Nord America,
ma sempre più anche nel resto del mondo, dei cosiddetti "programmi
di medicina senza sangue" (si veda: http://www.trasfusionfree.com/).
A coadiuvare questa ricerca, che potrebbe diventare una vera e propria
disciplina autonoma all'interno degli studi delle facoltà di Medicina,
vi sono attualmente diversi siti internet. Nell'intento di promuovere
questo tipo di studi, la Divisione di Chirurgia Generale dell'Università
di Pisa (Dipartimento di Oncologia), sotto la direzione del prof. Franco
Mosca, ha recentemente linkato una pagina apposita dedicata alla ricerca
nel campo della medicina senza sangue. Il sito, il cui indirizzo è
http://www.med.unipi.it/patchir/bloodl/bmr-it.htm
è in continua evoluzione e permette un aggiornamento costante, grazie
al monitoraggio mondiale continuativo compiuto dagli operatori.
Conclusioni
Lo sviluppo tecniche e prodotti che riducono o addirittura annullano
la necessità del ricorso alle trasfusioni allogeniche ha ricevuto
un forte impulso in anni recenti. Inevitabili complicanze post-trasfusionali,
continua sollecitazione al buon uso del sangue da parte dei centri trasfusionali,
pericolo di gravi emergenze sanitarie e crescita del rifiuto emotrasfusionale
per motivazioni religiose, costituiscono un insieme di fattori altamente
stimolanti per la ricerca, che attualmente è giunta al rango di
una vera e propria disciplina universitaria.
La rete informatica mondiale (World Wide Web) è sicuramente
lo strumento più valido per lo scambio di esperienze e il continuo
aggiornamento in questa disciplina dal rapido progresso.
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